Non ho scelto l'arte.
L'arte mi ha scelta prima ancora che io potessi capirlo.

Sono cresciuto osservando le mani di mio padre Antonio sfogliare libri d'arte come fossero testi sacri. Ma soprattutto guardavo mio nonno Gennaro, napoletano, dipingere il mare a olio. Quel mare non era solo un paesaggio: era memoria, nostalgia, infinito.

Credo che lì sia nato tutto.
Un impronta silenziosa.
Come se il colore fosse entrato sotto la pelle, diventando parte del mio destino.

Ho studiato arte, sì. Ma non pensavo davvero che sarei diventata un'artista. Nel Sud Italia ti insegnano che bisogna trovare “un lavoro sicuro”. L'arte è un lusso. Un passatempo. Una fantasia.

Eppure dentro di me qualcosa non si spegneva.

A 19 anni sono diventata mamma. Non era nei miei piani. È stata la vita a decidere per me. Una bambina meravigliosa è arrivata come una rivoluzione. Poi, a 25 anni, un bambino stupendo ha completato il mio cielo.

Non è stato un periodo semplice. Ero giovane, in un rapporto che mi faceva sentire spesso compressa, stretta, come se il mio spazio interiore si stesse riducendo.

Ma proprio lì, nella compressione, è nata la spinta.

Un giorno, quasi per destino, ho visto le opere di un pittore a Spello. Ricordo ancora la sensazione: era come se qualcuno avesse dipinto un varco. Una porta. Ho sentito un richiamo fortissimo. Non volevo solo guardare quelle opere. Volevo entrare dentro quel mondo.

Così ho cercato il maestro. Ho scelto la bottega. Ho scelto di imparare davvero.

Da quel momento ho capito che non volevo solo dipingere.
Volevo creare esperienze.

La mia anima non è fatta per stare ferma. Amo sperimentare, condividere, unire le persone attraverso l'arte. Ho cantato come soprano nel coro della Basilica di San Francesco ad Assisi. La mia voce si alzava sotto le volte antiche, e sentiva la stessa vibrazione che provocava davanti a una tela bianca: un'apertura verso l'invisibile.

Ad Assisi ho aperto il mio primo studio.
Poi nel 2015 il trasferimento a Roma, sul Lago di Bracciano.

Lì ho ritrovato l'acqua. Il riflesso. La profondità.
Come se il mare di mio nonno mi aveva seguita fino a lì.

Oggi creo nel mio studio con la stessa urgenza di allora, ma con una consapevolezza diversa:
l'arte non è decorazione.
È trasformazione.

Ogni opera è un portale.
Ogni colore è un messaggio.
Ogni tela è un invito a ricordare che siamo parte di qualcosa di più grande.

Se dipingo, non è solo per me.
Dipingo per rivelare ciò che agli occhi distratti rimane nascosto.

Perché la bellezza non è evasione.
È resistenza.

 

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