Fare l’artista non è solo una scelta professionale.
È una condizione dell’anima.

Quando l’arte diventa il tuo lavoro, diventa anche la tua sopravvivenza. Non esiste più separazione tra chi sei e ciò che fai. Non “stacchi” davvero mai. Anche quando il corpo si ferma, la mente continua a creare, a dubitare, a immaginare.

La via del creativo è terribile, a volte.
È fatta di domande continue:
Sto facendo abbastanza?
Sto crescendo?
Piacerà?
Riuscirò a sostenermi?

È una stanchezza che non è solo fisica.
È mentale. È emotiva. È profonda.

Ogni idea nasce fragile. La immagini in un modo, la senti perfetta nella tua testa. Poi provi a portarla nel mondo reale — sulla tela, nel colore, nella materia — e quasi mai è esattamente come l’avevi pensata. Devi fare i conti con la distanza tra l’idea e la realtà. Devi accettare che il processo trasformi tutto.

E questo confronto continuo può logorare.

Ma c’è una verità più forte di tutte le paure.

Io amo il mio lavoro.
Lo amo anche nei giorni di dubbio.
Lo amo quando mi svuota e quando mi riempie.

Guardando altri mestieri, mi accorgo che il mio, per quanto difficile, è il meno terribile per me. Perché creare è la mia natura. È il mio modo di stare al mondo.

Non lo cambierei con nessun altro.

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